Non beviamo i luoghi comuni

Lo ammetto.

E' andata giù liscia come una oligominerale.

"A Milano l'acqua del rubinetto non è buona", mi hanno detto. E io me la sono bevuta.

Per fortuna che c'è internet: nella mia cucina si stava già materializzando una brocca con filtro della coop, quando mi sono imbattuto in questo articolo di Altroconsumo. Vi si legge:

L'acqua filtrata da 5 caraffe con filtro è stata messa a confronto con quella dell'acquedotto di Milano per un periodo di circa un mese. L'utilizzo della brocca per filtrare l'acqua del rubinetto è praticamente inutile non solo quando le sostanze indesiderate sono del tutto assenti nell'acqua di partenza, ma anche quando sono presenti in tracce. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell'acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l'aumento di nitriti) dell'acqua.

Un caso davvero interessante. L'Italia è al primo posto nel mondo per consumo di acqua minerale con 196 litri a testa, seguita da Emirati Arabi e Messico. Il consumo nel nostro paese si è triplicato in 20 anni e ormai il 98% della popolazione beve acqua in bottiglia. Questo nonostante l'acqua minerale costi quasi mille volte in più rispetto a quella del rubinetto e in tempi di crisi non sono certo briciole.

Nel nostro Paese è inoltre diffusa questa convinzione: più l'acqua è dolce più è buona. In realtà un'acqua con valori di durezza molto bassi (quindi dolce come le oligominerali) risulta priva di sali minerali importanti per l'organismo, come osserva Altroconsumo e come risulta da questo studio. Non solo. L'acqua in bottiglia è meno controllata e non riporta in etichetta i risultati sui contaminanti organici (solventi, pesticidi etc.).

Forse ce n'è abbastanza per iniziare a porsi qualche domanda.

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Printed from: http://www.lucasirianni.it/2009/09/non-beviamo-i-luoghi-comuni/ .
© Luca Sirianni 2012.

6 Comments   »

  • chiara says:

    ehi! bentornato! ^^
    proprio oggi sono andata alla casa dell'acqua di san donato perchè volevo riempire qualche bottiglia... non è che anche il distribuotore ha qualche strano interesse secondario nascosto al consumatore? inoltre mi chiedo perchè l'etichetta dell'acqua in bottiglia non riporta dati sui contaminanti organici? luca ne sai qualcosa?

    qualche tempo fa ho acquistato una bottiglia di un'acqua proveniente dalle valli venete (non faccio nomi...) e sull'etichetta era vivamente consigliato l'utilizzo di questa per cibi e nutrienti adatti ai neonati. ho pensato immediatamente alle varie vicende sul cromo... è una pazzia abbeverare un neonato con quell'acqua!!!

  • mmm, allora ho fatto una ricerchina e ho trovato questo articolo: http://www.ranierieditore.it/pdf/Presentazione%20Giorgio%20Temporelli.pdf

    Incollo qui le conclusioni:

    Le etichette delle bottiglie di acqua minerale naturale contengono alcuni dati poco importanti per il
    consumatore (come ad es. la temperatura , il pH e l’anidride carbonica libera alla sorgente) mentre altri,
    riguardanti sostanze indesiderabili e tossiche, vengono riportati a discrezione dell’imbottigliatore.
    Occorrerebbe in proposito definire esattamente il significato di “elemento caratterizzante”, quindi segnalare
    obbligatoriamente in etichetta quelli che, in base a tale definizione, risultano essere tali, siano essi di origine
    naturale che antropica.

    Le informazioni riguardanti le caratteristiche dell’acqua erogata (quella del rubinetto n.d.r) dovrebbero essere obbligatorie fornite all’utente (e non lasciate al libero arbitrio dell’ente gestore), periodicamente con la bolletta oppure tramite il sito WEB. A maggior ragione dovrebbe sussistere l’obbligo di segnalazione qualora l’acqua venisse erogata in
    regime di deroga. Per facilitare l’interpretazione tutti i valori di parametro andrebbero messi in confronto
    diretto con i limiti previsti dalla legge.

  • Rikky says:

    Di fatto, bisognerebbe progettare un sistema di "depurazione" specifico per ogni acquedotto. In alcune situazioni è sufficiente alleggerire le percentuali di calcare e filtrare gli ossidi ferrosi delle tubature, in altre un'intervento a "osmosi inversa" può essere più necessaria.

    Altra cosa che va considerata è che durante il trasporto delle acque minerali, che avviene praticamente solo su gomma, il surriscaldamento delle bottiglie in plastica può disperdere elementi di combustibili fossili nell'acqua (e un'acqua al petrolio potrei sbagliarmi ma non deve essere il top)

  • Insomma, sull'acqua ci vuole più trasparenza! :)

    Se il 98% degli italiani beve acqua in bottiglia significa che probabilmente una grande campagna di trasparenza da parte dei gestori degli acquedotti è necessaria.

    Finchè si sentirà una unica voce, ovvero quella delle numerosissime pubblicità di acqua in bottiglia, c'è poco da fare.

    Mi chiedo il governo in questo senso dove sia. Sarebbe suo dovere promuovere l'uso di un bene pubblico come l'acqua del rubinetto. Si vede che ci sono un po' di interessi sotto. La cosa puzza molto.

  • Luce says:

    Una cosa simile è accaduta anche a Roma qualche tempo fa...e nonostante la notizia sia stata ampiamente smentita, la metà delle persone che conosco continua a comprare l'acqua minerale in bottiglia. L'essere umano sa essere davvero strano a volte...

    Luce Blogger di Vita da StRagista

  • Sulla triste vita delle smentite si potrebbe scrivere un libro :)

    Grazie per la tua come sempre luminosa visita.

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